TRATTURI & MASSERIE Di PUGLIA di Elio Patella

TRATTURI & MASSERIE Di PUGLIA
di Elio Patella

Quante volte abbiamo sentito parlare della necessità di valorizzare i Tratturi; in proposito abbiamo assistito anche all’emanazione di leggi; altre volte abbiamo sentito parlare della necessità di recuperare e valorizzare le masserie di Puglia.
Ma l’ostinarsi a considerare queste due necessità distintamente ha portato a risultati effimeri.
Le masserie di Puglia ed i Tratturi della transumanza vanno visti come le due facce di una stessa medaglia e, pertanto, non ci potrà mai essere valorizzazione dell’una senza quella dell’altra. I tratturi e le masserie sono ciò che secoli di storia hanno prodotto sul nostro territorio e ogni progetto mirante allo sviluppo della Capitanata (e non solo) non può prescindere da questa considerazione.

LA STORIA DEL TERRITORIO IN SINTESI
La storia di queste terre parte da molto lontano interessando ogni epoca.
Sul Gargano la presenza della vita è attestata dalle orme dei dinosauri di Borgo Celano e segni della presenza umana è testimoniata dai recenti ritrovamenti di Cava Pirro Nord, attestata addirittura a un milione e trecentomila mila anni fa (homo erectus).
Sempre sul Gargano la presenza dell’Homo Sapiens-sapiens è attestata a 24.000 anni fa con i ritrovamenti di Grotta Paglicci (Rignano Garganico).
Ma questi ritrovamenti non possono essere ritenuti casuali e isolati poiché rapporti d’interscambio tra genti appenniniche (Homo Aeserniensis) e genti garganiche sono attestati dagli studi e dalle ricerche di Guido Rellini e dai tanti siti archeologici disseminati sul Tavoliere: Coppa Nevigata nei pressi di Siponto, Passo di Corvo in agro di Foggia, il Casone in agro di San Severo e le tante testimanianze emerse col “Progetto Valle del Celone” tra Foggia, Lucera e Troia.
Le narrazioni riferite al periodo preistorico di queste terre sono fortemente caratterizzate dalla leggenda di Diomede, uno degli eroi greci della Guerra di Troia che, dopo quella memorabile guerra, ha preferito queste terre e le isole Diomedee in particolare (le attuali Tremiti) alla sua patria, fermandosi qui a fondare forsennatamente, secondo la leggenda, la gran parte delle città dell’antica Apulia tra cui Arpi, Drione, Siponto Venosa e Canosa.
Dopo Diomede, un lungo periodo di pace favorì lo sviluppo delle neonate città che si trasformarono, in periodo ormai storico (tra il VII e il IV secolo a.C.) in popolose e ricche metropoli.
La ricchezza della zona in epoca Daunia, dovuta ai traffici ed ai commerci ma anche alla fertilità del suolo, raggiunse il suo apice tra il V e il IV secolo a.C. ed è attestata dai tanti ritrovamenti archeologici che ci è dato ammirare nei diversi musei locali ma soprattutto (e non solo) in quello di Foggia, di Manfredonia, di Lucera, di San Paolo di Civitate, di Canosa, di Venosa, di Apricena, di Ascoli Satriano, di Bovino e i tanti altri musei che stanno per essere aperti al pubblico.
Le testimonianze più consistenti relative alla “Civiltà Daunia” li troviamo all’estero, nei musei più importanti del mondo, grazie, purtroppo, a quell’azione deleteria e continua esercitata dai “tombaroli” che, tuttavia, manifesta un aspetto positivo: quello di aver fatto propaganda di livello internazionale alla nostra terra e alla nostra storia. Un esempio per tutti ci è dato dai mirabili “Grifoni” di Ascoli Satriano ritornati in patria dopo essere stati esposti al Getty Museum di Malibu in California (USA). Nei giorni scorsi i “Grifoni” di Ascoli Satriano hanno fatto bella mostra e pubblicità alla nostra terra all’Expo di Milano.
Tra le testimonianze storiche documentate nei testi antichi vi è quella di Strabone che attraversando i nostri luoghi affermò: «Questa terra prima dell’arrivo dei Romani era tutta fiorente ma poi Annibale e le altre guerre che seguirono la resero un deserto».
In effetti con l’arrivo dei Romani queste terre furono trasformate in zone di conquista, di saccheggio e di sfruttamento dando inizio ad un lungo periodo di miseria durante il quale, nei banchetti conviviali della nobiltà romana, si usava fare riferimento alle nostre terre col dire: “vale più un uccello a tavola che un latifondo in Apulia”.
Lo stato di miseria venne aggravato ulteriormente dalle devastazioni barbariche, ma poi furono gli insediamenti longobardi a dare il lento avvio alla ripresa economica e ad una nuova impostazione sociale con insediamenti rurali diffusi: le Farae.
Una seconda primavera le nostre terre la vissero con l’arrivo dei Normanni e durante il regno del grande Federico II di Svevia il quale elesse Foggia a sede del suo impero. A ricordo degli apprezzamenti che Federico fece per la nostra terra ci rimane questa sua frase molto significativa: «Se il Signore avesse conosciuto questa piana di Puglia, luce dei miei occhi, si sarebbe fermato a vivere qui».
Il resto della storia fino ai giorni nostri è cosa più nota: Angioini, Aragonesi, Borboni e per ultimi i Piemontesi.

LA TRANSUMANZA
Ma, in tutto il trascorrere dei millenni vi fu un fenomeno che ha continuato ad agire quasi in sordina, come a fare da sottofondo agli avvenimenti storici di maggiore rilevanza: è la TRANSUMANZA.
Quella della Transumanza e dei Tratturi è una storia che parte da molto lontano. Secondo alcuni la transumanza è un’attività che viene fatta risalire agli inizi dell’Olocene (circa 9.000 anni fa). Secondo costoro, la necessità di transumare nacque spontaneamente per la capacità istintiva che hanno gli animali di migrare alla ricerca di cibi e clima appropriati per i loro bisogni e solo successivamente fu governata e regolamentata dall’uomo.
In base a tale necessità, ricorrente sistematicamente ogni anno, si è creato un metodico andirivieni dalle zone montuose verso le pianure che circondano il Molise e l’Abruzzo.
Il Tavoliere delle Puglie fu meta privilegiata di questo andirivieni di greggi e pastori, sia per la vastità delle pianure pugliesi ma anche, e soprattutto, per il sale qui facilmente reperibile nelle zone costiere (il sale infatti, oggi come allora, è indispensabile sia nella concia delle pelli che nella produzione dei formaggi).
Col passare dei secoli questo andirivieni ha generato strade, passi e tratturi, rendendo i pastori, già da prima dell’arrivo dei Romani, esperti conoscitori del nostro territorio. Essi divennero un importante veicolo di conoscenze che ha contribuito alla formazione della civiltà italica.
In epoca pre-romana gli Etruschi, diretti verso la Magna Grecia, beneficiarono dell’esistenza di questa grossa rete di tratturi per i loro traffici e per i loro commerci contribuendo alla nascita di molte città. Ma furono i Romani per primi a organizzare lo sfruttamento economico dei tratturi e della transumanza concedendo ai pastori abruzzesi e molisani l’utilizzo dei pascoli pugliesi dietro compenso.
I Romani anticiparono di oltre millecinquecento anni ciò che gli Aragonesi fecero intorno al 1400 d.C. in modo ancora più capillare con l’organizzazione della “Regia Dogana per la mena delle pecore”. I Romani, infatti, regolamentarono questo fenomeno dapprima con la lex agraria (111 a.C.) e successivamente con la lex pecuaria (46 a.C.) la quale imponeva oneri fiscali (pecuniari) alla pastorizia (pecus in latino significa proprio pecora e da essa è derivata la parola pecunia, cioè la tassa sulle pecore).
I Romani approfittarono di questa grossa rete viaria per la costruzione di diverse loro strade e per la conquista e per il controllo dell’Italia centro-meridionale (guerre sannitiche e guerre italiche). Questa trasformazione dei tratturi in strade è stata ripetuta anche ai giorni nostri, infatti gran parte dell’attuale S.S.16, da San Severo a Foggia, e la S.S.17 da Campobasso a Lucera sono in buona parte realizzate sui regi tratturi.
La storia più recente, ma non meno importante, è quella più conosciuta per la “mena delle pecore” messa a punto da Alfonso e Ferrante d’Aragona, protrattasi fino al 1800 con riflessi giunti fino ai giorni nostri, la cui sede fu fissata in un primo momento a San Severo, poi a Lucera ed infine definitivamente a Foggia.
Foggia, pertanto, è stata per secoli capoluogo di un vasto territorio, quello della Transumanza, che abbracciava quasi per intero la Puglia, parte dell’Abruzzo, del Molise, parte della Basilicata e della Campania.
Agli inizi del 1800 una legge di Giuseppe Bonaparte pose fine all’obbligo di transumare a pagamento ma quest’abitudine, ormai consolidatasi nei secoli, continuò spontaneamente giungendo sino a qualche decennio fa, come è attestato da persone ancora viventi. Ma dal 1976 tutto è cambiato bruscamente per alcune disposizioni che hanno permesso di mettere a coltura i terreni demaniali dei Tratturi fino ad allora rimasti incolti, protetti e incontaminati, assegnandoli ad agricoltori ed anche a gente che nulla ha a che fare con l’agricoltura, gente che, in non pochi casi, li stanno gradatamente e illegalmente cementificando senza che nessuno si preoccupi di porvi rimedio. Tuttavia i tratturi, essendo demaniali e protetti dalle leggi, possono ancora avere un ruolo determinante nello sviluppo locale: quello di veder nascere e fiorire quel turismo e quell’agriturismo che qui da noi non riesce a decollare.
Oggi i Tratturi sono in attesa di ricevere l’ambìto riconoscimento di “Patrimonio dell’umanità” dall’UNESCO: (http://whc.unesco.org/en/tentativelists/5005/).
Per essi è ancora possibile, in gran parte, il ripristino dello stato dei luoghi (data la loro caratteristica demaniale imprescrittibile nel tempo) che unito a quell’ambìto riconoscimento veramente potrebbero innescare il rilancio dell’economia locale creando occupazione (e intendo migliaia di posti di lavoro considerata l’estensione del territorio interessato), ed è proprio questa la sfida che vado propugnando da qualche tempo: l’utilizzo dei Tratturi, delle masserie per creare economia e occupazione con col turismo e con l’agriturismo nella consapevolezza che Foggia ha qualcosa di unico al mondo: storia e tradizione che si perdono nella notte dei tempi.
LA RETE TRATTURALE
È una rete viaria molto estesa (circa 3500 ettari di superficie) e capillare appartenente al Demanio e per questo rientrante sotto la tutela dell’art 822 del C.C. non solo per essere strade pubbliche ma principalmente per essere beni d’interesse storico.
I più importanti rami di questa rete, partendo dalle principali montagne del Molise e dell’Abruzzo (Gran Sasso, Maiella e Matese) sin da tempi antichissimi attraversano il territorio di queste regioni fino a raggiungere la Puglia nei tre punti di guado del fiume Fortore:
– nei pressi di Teanum Apulum in agro di San Paolo di Civitate;
– in località “Ponte Rotto” nei pressi di Dragonara, antico feudo di Torremaggiore, oggi appartenente all’agro di Casalnuovo Monterotaro;
– al Ponte Tredici Archi in agro di Carlantino sul confine tra Puglia, Molise e Campania.
Da questi tre punti principali, queste grosse arterie, la cui larghezza era di 111 metri, s’irradiano su tutto il territorio di nostro interesse, come una sorta di “sistema arterioso”, raggiungendo ogni antica masseria e ogni sito archeologico.
Da quest’ultima considerazione scaturisce l’idea di mettere a frutto questa rete di antiche vie per creare un’imponente infrastruttura al servizio dell’agriturismo e del turismo, con la sua caratteristica di penetrazione del territorio PER VALORIZZARE TURISTICAMENTE OGNI SUO ANGOLO.
Da questa idea risulta evidente l’importanza che andrà ad assumere la città di Foggia in quanto sede della “Dogana per la mena delle pecore” ed è nel suo Piano Regolatore che ho riscontrato i presupposti che danno consistenza all’idea appena illustrata: (http://www.urbanisticafoggia.org/).

LE ANTICHE MASSERIE
Le antiche masserie oggi a noi note, o meglio, ciò che rimane di esse, sono la testimonianza di antichi insediamenti umani di epoca medievale. In alcuni casi, nemmeno tanto rari, esse sono ricostruzioni di insediamenti più antichi e, a volte, addirittura di epoca romana e preromana (com’è attestato dalle ricerche condotte dall’archeologa Giovanna Alvisi).
Durante il periodo della transumanza regolamentata dalla “Regia Dogana” queste masserie costituivano punti di “riposo” e punti di arrivo di delle greggi e dei pastori transumanti: le cosiddette “poste”. Esempi di “poste” ve ne sono tante disseminate sul territorio pugliese (Posta del Principe, Posta del Falco, Posta delle Pecore, Posta di Torre Adriana, ecc.) alcune delle quali sono note per essere già utilizzate per attività agrituristiche .
E che dire delle masserie fortificate? Una soluzione adottata per la difesa dal brigantaggio acquisendo sembianze di veri castelli (Masseria Simeone, Masseria la Valle e tante altre).
Nonostante la loro robustezza, oggi assistiamo inermi e spesso del tutto indifferenti al loro lento e inesorabile disfacimento. In molti casi esse si sono trasformate in ruderi e in altri casi il loro nome è rimasto solo sulle mappe a individuare la contrada. Eppure esse potrebbero tornare a rivestire una funzione di riferimento centrale per il territorio circostante.
Questi ruderi, le aree su cui essi sorgevano e le stesse mezzane, a parere di chi scrive, possono ancora avere una funzione importante se considerate come un tutt’uno con i Tratturi allo scopo di creare centri per attività turistica ed agrituristica mirati alla valorizzazione del territorio creando occupazione, specialmente giovanile, in armonia col territorio circostante.

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