Home restaurant in Puglia: un’opportunità di promozione?

Home restaurant  in Puglia. Spuntano ogni giorno come papaveri in primavera su tutto il territorio pugliese. L’esperienza delle cene in casa, palazzi,  giardini e terrazze fiorite al profumo di gerani  dei nostri stupendi centri storici, è una delle tante facce della sharing economy, come dire un’economia di condivisione, dove protagonisti a tavola sono le tipicità del luogo, la convivialità e una sana conversazione sorseggiando un buon bicchiere di vino, pugliese naturalmente, e lanciando alla luna nuvolette di spirali di fumo di un profumano toscano al cioccolato.

Un esempio che ho documentato il primo venerdì di marzo in occasione della Matonna te li pampasciuni è stato il Pampasciune Day, dove una cuoca per passione di un home restaurant ha preparato e distribuito gratuitamente gustosissimi piatti preparati con pampasciuni raccolti in loco per valorizzare questo prodotto pugliese. Sabato Santo invece è stato promosso un altro prodotto pugliese con l’evento Cocule Day. Si potrebbe continuare all’infinito perché le nostre tipicità sono tante e tutte apprezzate e conosciute dai turisti domestici e molto ricercate da viaggiatori e turisti stranieri.

La mia è una piccante provocazione!

Ho lanciato una pietra nello stagno per smuovere l’acqua. Il tema è caldo, anzi caldissimo. L’iniziativa piace a molti. Altri, come i ristoratori, la osteggiano. È il medesimo caso che scoppiò all’indomani dell’apertura dei primi B&B. Poi arrivarono le regole e tutti vissero felici e contenti.

Adesso, nell’arena, c’è il dibattito sull’home restaurant! Avanti tutta…ognuno ha il diritto di parlare, con garbo però, senza trascendere! Noi, vi risponderemo con la serietà e competenza che contraddistingue un blog istituzionale….perché  noi stiamo costruendo il turismo del futuro, quello che VORREI!

Una risposta a “Home restaurant in Puglia: un’opportunità di promozione?”

  1. Nunzio Pacella il

    Home restaurant!
    Arriva il Ministero.
    Il Ministero dello Sviluppo Economico definisce gli home restaurant “attività economica in senso proprio” e quindi soggetta alla normativa che regola la somministrazione al pubblico di alimenti. Bene, dice, Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe e vicepresidente di Confcommercio.
    “L’attività – precisa la risoluzione n.50481 del Ministero – anche se esercitata solo in alcuni giorni dedicati e tenuto conto che i soggetti che usufruiscono delle prestazioni sono in numero limitati, non può che essere classificata come un’attività di somministrazione di alimenti e bevande, in quanto anche se i prodotti vengono preparati e serviti in locali privati coincidenti con il domicilio del cuoco, essi rappresentano comunque locali attrezzati aperti alla clientela. Infatti, la fornitura di dette prestazioni comporta il pagamento di un corrispettivo, quindi, anche con l’innovativa modalità, l’attività si esplica quale attività economica in senso proprio”.
    “La risoluzione del Ministero – dice Stoppani – ripristina, senza spazio per dubbi e interpretazioni, le regole per una competizione leale e corretta: a parità di attività ci vuole parità di regole, di tributi e di obblighi. Non è, infatti, ammissibile prima di tutto per garanzia e sicurezza dei cittadini che ci possano essere modalità diverse di fare ristorazione: da un lato quelle soggette a norme e prescrizioni rigorose a tutela della qualità e della salute; dall’altro quelle senza vincoli, senza controlli, senza tasse, senza sicurezze igieniche”.
    Tutto chiaro?
    Intanto che significa e soprattutto chi decide che l’attività può essere esercita “solo in alcuni giorni dedicati”? Discutiamone!

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